Quando una pratica di recupero crediti rimane ferma per mesi, l’aggiornamento delle informazioni sul debitore dovrebbe essere uno dei primi passaggi prima di riprendere qualsiasi iniziativa. Residenza, attività lavorativa, beni, partecipazioni societarie e situazione patrimoniale possono infatti essere cambiati nel frattempo.
Il credito, naturalmente, resta lo stesso.
Ma la situazione del debitore può essere completamente diversa rispetto a quella fotografata dall’ultima verifica.
È questo il motivo per cui ripartire automaticamente dalle informazioni raccolte mesi prima può trasformarsi in un errore costoso.
Cosa può cambiare mentre una pratica di recupero crediti è ferma?
Una posizione può rimanere inattiva per molte ragioni: una trattativa interrotta, la necessità di raccogliere ulteriore documentazione, una scelta di rinviare l’azione giudiziale oppure semplicemente le priorità che cambiano nel tempo.
Durante questo periodo, però, anche la situazione del debitore può evolvere.
Può cambiare:
- la residenza;
- il domicilio o la reperibilità;
- l’attività lavorativa;
- il datore di lavoro;
- la sede di un’impresa;
- la composizione societaria;
- la titolarità di beni immobili;
- la disponibilità di veicoli;
- la presenza di partecipazioni societarie;
- la situazione dei beni, anche in relazione a vincoli o eventi pregiudizievoli;
- la posizione rispetto ad altri creditori.
Di conseguenza, una fotografia patrimoniale effettuata mesi prima potrebbe non essere più sufficiente per valutare la convenienza di una nuova iniziativa.
Il problema non è solo trovare il debitore
Quando si riprende una pratica, la prima esigenza può sembrare quella di rintracciare il debitore.
È certamente importante sapere dove si trova oggi, soprattutto quando l’indirizzo presente nel fascicolo è datato o non ha prodotto risultati.
Ma la reperibilità rappresenta soltanto una parte della valutazione.
Individuare un indirizzo aggiornato non significa automaticamente avere davanti un debitore aggredibile.
La domanda successiva è molto più importante:
quali risorse risultano oggi effettivamente utili per il recupero del credito?
È qui che l’aggiornamento delle informazioni assume un valore strategico.
Un datore di lavoro cambiato può modificare completamente lo scenario
Si pensi, ad esempio, a una posizione nella quale una precedente verifica aveva individuato un rapporto di lavoro dipendente.
Dopo diversi mesi, quel rapporto potrebbe essere cessato.
Riprendere un’azione facendo affidamento su quell’informazione può quindi significare investire tempo e denaro su un presupposto non più attuale.
Al contrario, una nuova verifica potrebbe evidenziare una diversa attività lavorativa o una nuova posizione reddituale.
Non si tratta di prevedere l’esito del recupero.
Si tratta di disporre di informazioni aggiornate prima di decidere come procedere.
Anche un patrimonio apparentemente interessante deve essere verificato
Lo stesso principio vale per il patrimonio.
La presenza di un immobile, di un veicolo o di una partecipazione societaria non equivale necessariamente alla presenza di un bene concretamente utile al recupero.
Un immobile può essere stato ceduto, oppure può risultare gravato da formalità che ne riducono l’utilità pratica.
Una partecipazione societaria può non rappresentare una reale disponibilità economica.
Un veicolo può avere un valore residuo limitato rispetto ai costi dell’eventuale procedura.
Per questo motivo, l’indagine patrimoniale non dovrebbe essere considerata soltanto come un elenco di beni intestati al debitore.
Il suo valore sta soprattutto nella possibilità di raccogliere elementi utili a una valutazione complessiva della posizione.
Prima di agire, occorre valutare se vale ancora la pena farlo
Una delle domande più importanti, quando si riapre una pratica di recupero crediti, non è:
“Quale azione possiamo intraprendere?”
Ma:
“Ci sono oggi elementi sufficienti per ritenere conveniente intraprendere un’azione?”
La differenza è sostanziale.
Un’attività di recupero può richiedere costi professionali, notifiche, contributi, attività giudiziali e ulteriori spese.
Procedere senza avere verificato preventivamente la situazione attuale del debitore può quindi aumentare il rischio di sostenere costi senza una prospettiva concreta di recupero.
Una verifica aggiornata può invece contribuire a individuare lo scenario più coerente con la posizione.
Le possibili decisioni non sono tutte uguali
A seconda delle informazioni disponibili, potrebbe essere opportuno:
riprendere l’azione, quando emergono elementi patrimoniali o reddituali che rendono ragionevole procedere;
negoziare, quando esistono margini per una definizione della posizione;
monitorare, quando la situazione non è ancora sufficientemente favorevole ma presenta elementi che potrebbero evolvere;
fermarsi, quando i dati disponibili evidenziano un rapporto costi-benefici non conveniente.
Quest’ultima possibilità viene spesso considerata la meno desiderabile.
In realtà, anche decidere di non spendere ulteriori risorse può essere una decisione di Credit Management.
Perché le vecchie informazioni possono diventare un costo
Il rischio di utilizzare dati non aggiornati non riguarda soltanto la precisione delle informazioni.
Può avere conseguenze operative.
Un indirizzo superato può generare tentativi di reperibilità inutili.
Un’attività lavorativa cessata può rendere inefficace una strategia fondata sul reddito precedentemente individuato.
Un bene non più presente nel patrimonio può rendere infruttuosa un’azione che sembrava inizialmente percorribile.
Un patrimonio apparentemente consistente, ma gravato da vincoli o privo di reale utilità economica, può trasformarsi in una falsa aspettativa.
In tutti questi casi, il problema non è necessariamente che la precedente verifica fosse errata.
Era semplicemente riferita a un momento diverso.
Ed è una distinzione fondamentale.
Una pratica ferma non è una pratica congelata
Questo è probabilmente il concetto centrale da tenere presente.
Quando una posizione rimane ferma per sei mesi, un anno o anche più a lungo, non significa che la situazione sia rimasta invariata.
Il fascicolo conserva ciò che era stato rilevato in quel momento.
La realtà del debitore, invece, continua a evolvere.
Per questo, quando una posizione viene riaperta, sarebbe opportuno considerare la precedente indagine come un punto di partenza, non come una fotografia ancora necessariamente valida.
L’obiettivo non è ricostruire nuovamente ogni informazione da zero in modo indiscriminato.
È verificare quali elementi della precedente situazione siano ancora attuali e quali debbano essere aggiornati.
INFOINVESTIGATE: informazioni investigate per valutare la posizione attuale
È proprio in questo passaggio che possono essere utili i dossier investigati distribuiti da INFOINVESTIGATE.
Le indagini possono essere calibrate sulla singola posizione e finalizzate alla raccolta di informazioni relative, in funzione del report richiesto, alla reperibilità del soggetto, all’attività lavorativa, ai beni immobili, ai veicoli intestati, alle partecipazioni societarie, ai vincoli e agli eventi societari.
L’obiettivo non è promettere che ogni credito possa essere recuperato.
È fornire elementi utili per una valutazione più consapevole della situazione attuale.
Perché prima di decidere se investire ancora tempo e risorse in una posizione, è fondamentale verificare che cosa è cambiato da quando quella pratica è stata messa in stand-by.
Il credito è lo stesso. La situazione potrebbe non esserlo.
Riprendere una pratica di recupero crediti dopo mesi significa, in molti casi, confrontarsi con una situazione diversa da quella che aveva portato alla sospensione.
Per questo l’aggiornamento delle informazioni sul debitore non dovrebbe essere considerato un passaggio accessorio.
È uno strumento per valutare la convenienza dell’azione successiva.
La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto “che cosa avevamo trovato allora?”.
La domanda più utile è:
“Che cosa risulta oggi?”
Perché una posizione ferma da mesi non dovrebbe essere riaperta dall’ultima pagina del fascicolo.
Dovrebbe essere riaperta dalla realtà attuale del debitore.